Whose Side Are You On? Tu da che parte stai? Questa era la frase culto associata alla campagna pubblicitaria che nel 2006 incendiava i cuori di tutti gli appassionati dell’universo Marvel, quella della miniserie Civil War. È passato un decennio e tante cose sono cambiate, dai comics in sé all’importanza che i supereroi che ne sono protagonisti hanno nel nostro immaginario collettivo.
Lungi da me affermare che una decade fa personaggi come Capitan America, Iron Man e Thor non fossero conosciuti, ma è fuor di dubbio che la spinta propulsiva di una loro conoscenza su scala globale deriva dall’impatto incendiario dei film legati al mondo della Casa delle Idee. Pellicole peraltro quasi sempre riuscite o quantomeno attestatesi su un livello qualitativo del tutto accettabile.
La vetta ‘insuperabile’, fino ad ora, è rimasta il primo Avengers, probabilmente il punto più alto mai raggiunto in questo genere cinematografico, almeno fino a ieri. I nerd di tutto il mondo sono morti (me compreso, che sono risorto solo grazie ai poteri di Odino) al grido di “Vendicatori uniti!” e i botteghini sono stati presi d’assalto da orde di giovinastri che si avvicinavano per la prima volto all’infinito universo di questi moderni eroi.
Eppure tutto questo non sarebbe esistito senza quelle pagine a colori ideate dal gotha del fumetto mondiale, senza il lavoro decennale di autori del calibro di Jonathan Hickman, Mark Millar e compagnia cantante; scrittori che a molti non diranno nulla ma che nei cultori di fumetti generano brividi di piacere lungo la schiena.
L’influenza dei comics sulla moderna cultura dell’intrattenimento è talmente forte, radicata e percettibile che scrivo il vero se dico che gli attuali film d’azione non sarebbero così senza la lezione dei comics. I fumetti lanciano le tendenze stilistiche e comportamentali degli eroi, scrivono le trame dei nostri moderni Dei dell’Olimpo, creano un’epica moderna che trova il suo zenith nelle versione cinematografica di questi personaggi. Il perché è presto detto. Paragonare il potere penetrativo sulla società di un fumetto rispetto a quello di una mega produzione hollywoodiana è come pensare che una granata abbia la stessa potenza di una bomba all’idrogeno. In sostanza il fumetto ispira e crea mentre il cinema materializza e concretizza nell’immaginario collettivo i nostri moderni modelli superomistici. Ma noi che abbiamo perso la nostra vista curvi su pile e pile di fumetti, che abbiamo fatto code interminabili fuori dalle peggiori fiere di comics solo per avere un disegno dal nostro artista preferito, noi sappiamo bene che tutto nasce da quegli albi di ventidue pagine che formano un universo concreto, finito, indispensabile.
Civil War, nella sua versione cartacea, ha rappresentato uno spartiacque dal quale l’universo Marvel non è mai tornato indietro, un punto di rottura che ha portato alla totale riscrittura dei supereroi. Capitan America contro Iron Man, eroe contro eroe, Americano contro Americano. Guerra civile appunto, odierna rilettura della nostra capacità di rapportarci alle libertà che ci vengono concesse. Ricordate, erano gli anni in cui la riforma del Patriot Act americano prendeva piede, con l’approvazione di una norma che rinforzava il potere dei corpi di polizia e di spionaggio come CIA, FBI e NSA per prevenire attacchi terroristici, intaccando di conseguenza la privacy dei cittadini. Ancora li chiamate fumetti? Sono opere che riescono a leggere la realtà anticipando qualsiasi altra forma di intrattenimento, rendendo popolare e fruibile il nostro presente con una precisione svizzera.
E comunque io sto con Capitan America.

Civil War: quando i fumetti lasciano un segno
Un pensiero grato ai comics e alla loro capacità di segnare l'immaginario collettivo, anche grazie alle trasposizioni cinematografiche.











