Katie (Tina Fey) e Maura (Amy Poehler) sono sorelle e si avvicinano a grandi falcate verso la cinquantina, in quell’età dove se ti metti l’una di fronte all’altra il primo punto di contatto è la pancia. Entrambe vivono lontane dai genitori. Katie è una parrucchiera un po’ strampalata nella professione e ancora più nell’esuberanza caratteriale mentre Maura è un’infermiera che nel tempo libero si occupa (senza successo) di aiutare persone che vivono per strada. Le due sorelle hanno organizzato una festa nella loro casa d’origine, a Orlando, all’insaputa dei genitori ma il padre e la madre le sorprendono nel bel mezzo della caotica kermesse e sbottano: “Ci dicevano che i bambini si devono godere da piccoli perché poi crescono in fretta e spiccano il volo, sono anni che cerchiamo di passarvi il testimone. Prendete questo cazzo di testimone! E ora andatevene tutti o chiamiamo i vostri figli!”.
Iniziamo a parlare de Le sorelle perfette dalla fine perché la scena rispecchia e riassume tutto l’andamento del film di Jason Moore. Un film dove allegria e malinconia si alternano e si fondono: da una parte l’allegria di chi per temperamento non può fare a meno della gag, della strafottenza e del “sopra le righe” che un po’ ci fa e un po’ ci è, dall’altra la malinconia di chi non si arrende al tempo che galoppa e si affida a un giovanilismo cronico in cui però passare dalla simpatia al ridicolo è solo questione di un attimo.
Tutto inizia con Deana (Dianne Wiest) e Bucky (James Brolin), i genitori delle sorelle Ellis, che decidono di vendere la casa e di trasferirsi in una comunità di anziani. Comunicano la decisione alla figlie, chiedendogli di organizzasi per mettere a posto la loro ex cameretta così che l’appartamento possa essere pronto per gli acquirenti. Katie e Maura arrivano nella loro città natale, ritrovano tutte le vecchie amicizie e decidono di organizzare una festa in casa come ai tempi del liceo. Ma non tutto va come previsto, anche perché si scoprirà che ogni invitato coglierà l’occasione per aggiustare i suoi casini irrisolti, facendo prendere alla serata una piega diversa da come si immaginava. Nel lieto fine, che si intuisce dall’inizio, Maura trova l’amore di James (Ikae Barinholtz), Katie ritrova il rapporto con sua figlia, entrambe scoprono che la comunità scelta dai loro genitori è tutt’altro che un ospizio, che i loro “vecchi” hanno una vita sentimentale e sessuale di gran lunga più ricca e vivace della loro e che il “simpatico” del gruppo che non faceva mai ridere nessuno finalmente compie il miracolo e per una volta fa ridere tutti.
La sceneggiatura di Paula Pell si affida ad un copione di fondo già molto sfruttato ma non manca di dare il suo apporto con trovate divertenti e originali. I dialoghi sono in gran parte decisamente trash e basati prevalentemente su riferimenti sessuali che giocano sull’equivoco, ma anche no. Per non farsi mancare nulla il regista statunitense affida una particina al wrestler John Cena (Pazuzu), un accumulo seriale di muscoli che vende droghe, afrodisiaci e stimolanti sessuali di ogni genere e che non ha mai fatto sport in vita sua ma ha “solo giocato un po’ a tennis”. Tina Fey e Amy Poehler, che precedentemente hanno lavorato insieme sia in televisione che al cinema (Baby Mama), non hanno grossi picchi di eccellenza e forse nessuno glieli ha chiesti, considerando che anche la regia avanza passo dopo passo secondo il più classico dei cliché.
Chi vive una giornata in cui ha voglia di dare una risposta alle grandi domande della vita rimandi per il momento la visione di questo film, ma se vi sentite predisposti a trascorrere un paio d’ore davvero spensierate e lasciare che cadano i vostri freni inibitori ascoltando espressioni come se foste al bar tra amici, allora Le sorelle perfette fanno al caso vostro.

Le sorelle perfette: non arrendersi al tempo che passa
Tina Fey e Amy Poehler sono le "sorelle perfette" nella spensierata e un po' amara commedia scritta da Paula Pell.









